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pietragalla

Pietragalla: contro Spagnoli e Borboni per la Libertà

Movimento Giovani Normanni

Il centro di Pietragalla, menzionato nel 1118 nel Catalogo dei Baroni, apparteneva
alla contea normanna di Tricarico.
La sua storia tuttavia è intimamente legata alle vicende che hanno accompagnato
la costruzione del Palazzo Ducale ed alle famiglie nobiliari che si sono
succedute.

Intorno al 1300, per volontà dei Signori Acquaviva D'Aragona già fondatori
del Castello angioino di Cancellara, ha inizio la costruzione del Palazzo
Ducale, uno dei più notevoli esempi di residenza fortificata.

Di tale prima costruzione non rimane però nessuna traccia essendo stata
rasa al suolo dal terremoto del 1456.

Il terremoto del 1456, distruggendo Casalaspro, determina un ingente trasferimento
degli abitanti del vicino casale a Pietragalla.

Nel 1480, i documenti storici indicano come reggente del Palazzo Ducale
Caterina Zurlo, una nobile napoletana che aveva ottenuto l'investitura del
feudo di Pietragalla dal Re Ferrante.

Caterina Zurlo sposa Mario Ursino, Conte di Pacentro e, con la famiglia
Ursino, comincia il programma d'ampliamento del Palazzo Ducale.

Nel 1622, il feudo di Pietragalla viene espropriato ad Ottavio Ursino (a
causa dei tanti debiti contratti) e venduto all'asta in Napoli a favore
di Ottavio Affaitati.

Nel 1647, insieme ad altri paesi, come Marsiconuovo, Cancellara, Oppido
Lucano, Pietragalla partecipa alla sollevazione contro il governo spagnolo
fomentato da Matteo Cristiano di Castelgrande, generale del Duca di Guisa.

Nel 1653, Francesco III Melazzi acquista da Ottavio Affiatati il feudo di
Pietragalla, al prezzo di 38600 ducati (un ducato equivaleva a L. 425).

Nel 1676, il Palazzo Ducale torna in primo piano nella storia di Pietragalla,
a causa di un incendio che ne provoca la distruzione: l'episodio è ricordato
da una pietra posta in prossimità dell'ingresso principale.

Per quattro generazioni si succedono i Melazzi, finché una figlia del Barone
Teodosio, Giulia Melazzi, sposando Luigi Acquaviva D'Aragona, originario
e dimorante a Napoli e Giulianova, consente l'insediamento del nuovo casato.

Si estingue così la famiglia Melazzi.

Luigi Acquaviva D'Aragona diviene così Duca di Casalaspro e Pietragalla,
titolo riconosciuto nel 1899.

Tuttavia, con legge 2 agosto 1806 viene abolita la feudalità da parte di
Giuseppe Bonaparte, fratello di Napoleone, per cui, Girolamo Acquaviva D'Aragona
(padre di Luigi Acquaviva D'Aragona) è stato l'ultimo Duca di Casalaspro
e Pietragalla.

Si estingue così la famiglia ed il feudo durato otto secoli.

Dopo la II guerra mondiale, la proprietà del feudo unitamente al Palazzo
Ducale è venduta ai privati.

Nel 1861, la storia del Palazzo Ducale è legata alla vicenda delle due giornate
di battaglia che videro i Pietragallesi opporsi ai briganti.

Nei giorni 16 e 17 novembre 1861, una colonna di 400 briganti, al servizio
dei Borboni, sciama per le strade e penetra nelle case dei benestanti, devastandole
ed incendiandole.

La popolazione atterrita si rifugia nel Palazzo Ducale.

Il generale Borjes, alleato del brigante Carmine Donatelli Crocco, lancia
un assalto cruento ma, dopo ore di lotte, il Palazzo risulta inespugnabile
per la strenua resistenza opposta dai cittadini pietragallesi ed ordina
la ritirata.

Una lapide del 1932, posta sulla facciata principale, commemora l'avvenimento

 

 

Le origini del nome

 

L’ origine di Pietragalla risale al IX Secolo.

Il nome Pietragalla potrebbe avere numerose derivazioni.

La più comune farebbe derivare il termine dal nome del fondatore del paese che secondo la leggenda è stato un certo Pietro Cancellario (condottiero dalle origini galliche) detto “Il Gallo” il quale fondò anche Cancellara.

Il nome del paese sembra per alcuni aver avuto origine dal termine medioevale “gualdas” che vuol dire bosco, infatti in un documento del 1278 è menzionato come “MONS PETROGUALLO” e successivamente trasformato in PIETRAGALLA.

Secondo altre fonti sembra sia derivato da “Pietra Gialla” riferito al colore del tufo, il materiale usato per la costruzione delle case.

Secondo altri studiosi ancora il toponimo deriverebbe dal latino petra (pietra) e gualdo (bosco) cioè pietra  in bosco.

Alcuni fanno derivare il termine Pietragalla dal greco “Gal” che significa pietra candida e potrebbe trovare logico riscontro dalla pietra tufacea su cui sorge.

Secondo altri studiosi il nome del paese deriverebbe sì dal greco ma dalle espressioni                                      

 πετρα (pietra) e γαλλαιοσ (sacerdoti greci evirati e dediti al culto di Cibele) probabilmente per indicare i primi sacerdoti che, provenienti dalla Grecia, si installarono in qualche tempio della zona.

G. Racioppi (1970) espone una diversa ipotesi:

“anziché dal greco ricorrerei alla parola dal basso latino gallandus  che significa munito e fortificato, forse di mura merlate perché derivata da gallanda (corona). Ma la sparizione dall’ ultima sillaba senza  lasciare traccia di sé, mi fa dubitare anche di questa seconda designazione, preferisco invece ricorrere all’ altra parola gal per pietra che è dell’ antico francese”.      

Poco attendibile sono le derivazioni dal francese “Gaillard” che significa castello o dal moderno “Galet” che sta per ciottolo.


Lo stemma attuale di Pietragalla, posto sulla facciata del comune, rappresenta un gallo su tre monti, nella parte inferiore, a destra, troviamo un ramo di quercia,  a sinistra un ramo di ulivo e nella parte superiore una corona.

Secondo Racioppi lo stemma è: “ Un gallo su tre monti e nei monti tre torri incluse”.

Secondo Michele La Cava lo stemma è: “Un gallo su tre monti e nei monti incluse tre torri”. “Monti e torri colore roccia, gallo sui colori naturali”.

I tre monti rappresentano la “Terra”, la “Serra” e “San Michele”, mentre le tre torri indicano i tre principali accessi al centro storico: l’Arco Melazzi, l’Arco Settanni e l’Arco Via Fratelli Bandiera.

Nel 1934 L’amministrazione comunale chiedeva alla Consulta Araldica del Regno il riconoscimento dello stemma del Comune.

Nel 1942 il Governo decretava il diritto di fare uso dello stemma, ma non conforme alla richiesta del comune: “Di azzurro, al gallo ardito, poggiato sulla vetta di un monte a tre cime uscenti dalla punta; il tutto al naturale circondato da un nastro dai color nazionali. Ornamenti esteriori dal Comune”.

S. Ecc. Mons. D. Donatino De Bonis, in memoria della compianta Madre, Signora Caulo Maria Vicenza, ha offerto al municipio un gonfalone con lo stemma attuale dove risultano mancanti le torri sotto ad ogni monte ed il gallo appoggiato sul monte di centro con entrambe le zampe, di cui una leggermente in avanti rivolta a destra e non a sinistra.

Dal Grande Archivio parrebbe che lo stemma di Petragalla consistesse in un gallo con l’effigie di un Vescovo.

Esiste nel sottotetto del vecchio municipio uno stemma antico su piastra smaltata corrispondente a quanto descritto sopra.



DA UN LAVORO DELLA SCUOLA MEDIA DI PIETRAGALLA

CURATRICE DEL TESTO LINA ANGAROLA